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Roma, eccola sprofondare

Roma, eccola sprofondare:
la bella città dove ognuno
coltiva
la propria solitudine
come in primavera un balcone.

Forse per questo non ho un balcone:
per non potare me stessa
ricalcando i miei fiori a forma
di una prigione di me,
per non travasare il mio mondo
da un contenitore ad un altro.

Non desidero gestire il mio
ma far spazio al nostro.
La luce vorrei permeasse ogni restante
cellula esposta.

Roma sprofonda in me,
che percepisco me stessa in un punto,
inascoltata e lontana
dagli orti altrui.
Quelle solitudini altrui
così ben costruite, innaffiate, separate
le una dalle altre
tanto da potersene vantare
di quella natura appropriata come trofeo.

L’altro è sconosciuto –
l’uomo si appropria della natura.
Anche umana.

Roma sprofonda ed io
ovviamente
posso solo affogare.

20130605-101520.jpg

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