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Pallina Bianca – Ma Tu Chi Sei?

“Durante il mio sonno ho sentito una tranquillità che solo tu mi hai potuta mandare…”

Ammaccato e dolorante, mi manda messaggi via chat in orari inusuali: sta attraversando molti fusi orari.

Fa scalo, scrive chiama si fa sentire. Mi sussurra parole d’amore, mi racconta come passa le notti tra mille pensieri di noi vicini, non mi dice dov’è e mi convince che non andare da lui è stata la cosa giusta da fare.

Del suo telephone number però manco l’ombra, of course.
Unavailable at the moment.
Ha una voce nuova, sembra un altro.
Al mattino mi sveglia per sorridermi, per sentire come sto e dove mi trovo. “Oh, ho perso i Ray-Ban, mi rode”, mi dice.
Si raccomanda di non cercare l’Ipad ma solo denunciarlo per bloccare la rete.
Non ho attivato la funzione di localizzazione satellitare quindi nessuno sa dov’è. Furbastra che sono!
Mi racconta del buio. Mi racconta del posto. Non ricorda l’incidente. Ha ansia zero.

Zero!

Un altro al suo posto avrebbe mille preoccupazioni invece sembra come se per mestiere facesse lo stuntman.
Chiedo della mia Amica, chiedo perché lei sapesse. È evasivo. Cambia discorso. Ci capiamo su tutto ma questa storia della mia amica non la sblocchiamo.
foto (1)Dice che al momento giusto mi dirà tutto, e che non vuole mentire, ma:

“Solamente ora non è il momento.”

“E che momento è?”, domando.
“È il momento che mi segui, ti calmi, fai la denuncia ed attendi mie notizie al momento in cui potrò dartene”. Prosegue, dolce: “Ascolta la nostra musica, è lì che ci troviamo.
Controlla le email di lavoro, non rispondere leggile solo non inviare allegati, non scaricare nulla. Osserva e basta. Lancia una anti virus e appena posso mi dici i nomi file trovati. “

La mia è una faccia a punto interrogativo.

Mi sento in pericolo su tutta la linea e verso tutti. Non so come affronterò il lavoro lunedì.

Chi ha due orologi non sa che ora è: o mi senti sicuro tra le sue mani, o finora abbiamo giocato e basta.

Sa cosa dice (pare).

Ma non è quel l’architetto, è molto di più. “È molto meglio. Mi sa che è meglio”. Non sapevo chi fosse.

No way he has my age.

“Gattino! Dai, usciamo.” – “Miao!”.
Vado al comando di polizia con il gatto. Lo faccio entrare nella gabbietta colorata. Cerco di sistemargli un fiocchetto sul collo della scatola di Louis Vuitton ma… Vince lui. Si dimena e se lo leva lanciandomi uno sguardo in disappunto col musetto imbarazzato: il fiocco è da gattina e non da gattone macho.
Bel micione, tocca che un giorno ti faccio un bel ritratto in acrilico, ti dipingo in oro e ti metto sulla parete all’ingresso, tu ed il tuo bel faccione!

“Dica.” Mi accoglie l’appuntato al Comando.
“Devo denunciare uno smarrimento di un IPad”.
“Un altro… Signorina, è in buona compagnia. Si accomodi.”
A me l’appellativo signorina non piace.
Il gatto ed io ci guardiamo negli occhi nella sala d’attesa.

“Ci fidiamo del ragazzo di miele e stiamo calmi, che dici?”
Mi guarda in silenzio con tutto il verde che ha a disposizione nell’iride. Al gatto quel tipo proprio piace…
“Dai, sto giro ci fidiamo. Uno che sa di miele non può fare male”.
“Miao!” – sta per approvato, quando gli esce così deciso.

* * *

È tutto scuro qui dove sono.
Il tempo trascorre ma non so come e per causa di chi. Sono vivo ma non percepisco il mio corpo vivere. Non so chi lo porti avanti, ora, non io, non da qui. Non saprei proprio come fare, da come partire, qui immobile e debolissimo.
Sono solo, in un cervello polverizzato come una galassia di Kubrick. Eppure da un punto emano un piccolo respiro, ed è  lì che “sento”. In un pianeta nuovo, in cui al buio ed in silenzio scorrono, come rivoli di montagna, sottili e puri  rari attimi di vita – ecco, io allo stesso modo mi sento fluttuare nell’universo. Il mondo non sa che esisto, nessuno mi crede vivo, ma in quel punto io esisto ancora.
Quella notte dell’incidente la pallina bianca della mia vita era stata inghiottita nel nulla, in un luogo inesistente dove lo spazio ed il tempo non possono più essere percepiti e non c’è una realtà osservabile che batta il ritmo di una vita lieve e durissima, ma appesa ad un filo.

“Tu chi sa dove sei, Anima fragile.”

Non posso parlarti, non posso comunicare, non so se sai di me, che sono vivo, che non volevo abbandonarti – mai avrei smesso di chiamarti – vorrei tanto che fossi serena sapendo che ti penso e ti sono accanto.
Eccomi in un precipizio dalla quale vorrei uscire per una ragione nuova, per far continuare la connessione, per far proseguire la comunicazione, tra noi.
Il coma mi impedisce di percepire, ma non di amare.
Molte cose ci separano, ma le mani, in questa navicella spaziale dispersa come Major Tom senza il Ground Control, le mani ci uniscono ed io, cara, le tue mani nel vuoto espandibile, inarrestabile di questa Via Lattea, le sento. Vorrei solo risvegliarmi, ancora, volerti bene e toglierti da un brutto guaio.
Speriamo che lei ti abbia avvisata come le avevo chiesto.

Speriamo che non stai soffrendo per causa mia.

* * *

Accendo la piastra per i capelli. Rifletto meglio.

Eccola! SMS:  “Scusami, non vengo in ufficio. Appena capisco cosa c’entri in questa storia… ricompaio. Questa vicenda non riguarda solamente te ma anche il mio ex marito”.

Oh, my God!

Ma chi è questo Ex marito?
In quale storia, cavolo! In quale storia!
Volevo vederci chiaro ma dovevo avere pazienza, proprio io, insofferente ed impaziente per natura.
Un pensiero nella mia mente di quando la conobbi, quando mi dicevo: “Perché questa ragazza è così legata a me. Sono così simpatica?! Che gusto ci prova a starmi così vicina, chissà. Io, e il mio parrucchiere e le mie frivole chiacchiere su scarpe di Laboutin. Cosa c’entra una ragazza così seria con una consulente svampita e annoiata come me.”

Driiin ! Driiiinnn!

E’ il mio Ex.
Quasi quasi non rispondo.

In un secondo o forse dieci, mi assento. Parte in tape dentro me.

Una musica – il cervello vuol dirmi qualcosa con uno dei suoi numerosi linguaggi frastornanti.
Sei in tutti i miei sbagli – cosa devo fare. Rispondere?
Mi metto davanti allo specchio. Guardo i miei occhi. Il giorno che sfugge.
Cosa vuole ancora da me.
Il ragazzo di miele… affogando per respirare – il tempo reale sei tu. Sono in un luogo costruito ad arte per non essere più familiare. Battito di ciglia, mani sulle guance, fisso la tenda della finestra del bagno.

Ricordo il dialogo di ieri al mattino presto:
“L’incidente… Come è avvenuto… Hai rischiato di morire ?!”
“Si, … Ma non preoccuparti…ti sei preoccupata Amore? Mi spiace. Ma …ci vuole tanto per ammazzarmi, sai – mica muoio così…”
Nessuna paura, nessun dolore. Altro che Jovanotti, infradito, barche a vela e le nostre canzoni dell’Ipad nel week end del suo compleanno.

Il gatto saltella, si gira, mi fissa e

… Bam! Salta sul calorifero in sala, impiega una frazione di secondo a stare in equilibrio e a non cadere mai.

“Dimestichezza con la morte” – penso. “Sa come cadere restando in equilibrio.”

Una atmosfera di agenzia di security dilaga: mi appaiono il grigio del ministero dell’interno, Il neon della pubblica amministrazione… I monitor, il clickettio delle tastiere inizio anni Novanta, caratteri bianchi o verdi su sfondo nero. Appostamenti. Sottrazioni di materiali e strumentazione.
… anni fa ci lavorava il mio ex in un posto del genere.

Ho paura delle domande e delle parole, ora. Ora sì.

Light on.

“Bene! Passo la mano. L’assassino tornerà sul luogo del delitto. Ed io sarò qui.”
È un attimo decidere il da farsi: chiudo a chiave la porta di casa. Faccio il punto anti-noia ed anti-ansia: DVD, ce l’ho. WiFi mi assiste. Il micione è in forma e dorme. La spesona sta in frigo.
La prossima mano la giochino gli altri. A questo punto al telefono non rispondo. Scompaio, sotto traccia per un poco.
“Mamma ho la febbre – no, non mi serve niente – si tutto bene, non passate, se serve vi chiamo”.

Driiin ! Driiiinnn! è il mio ragazzo di miele.

“Vediamoci a Londra. Robbie Williams a Wembley, la prossima settimana. Tu vai per lavoro next week, no? Ci vedremo lì.”

“E’  rischioso?” – “No, ah ah ah, vedrai che sei protetta.”

Domando come ci riconosciamo, sai com’è.

“Ti trovo io. Tu, vai. Prendi il biglietto che ti arriverà recapitato a casa domani.
Va tutto bene, Amore.”

Amore.

Rimbomba nella mia testa la password, calmandomi e mettendomi a letto.

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