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Pallina Bianca, ‘I Buoni’ ed ‘I Cattivi’ li taggiamo?

Ogni volta che non sai cosa esattamente accade attorno a te, avviene un fatto istintivo: hai bisogno di dividere I  Buoni da I Cattivi.

A me sembravano tutti ‘I Buoni’.

Il Mio Ragazzo, la mia Amica: amavo tutti, allo stesso modo in cui volevo bene al mio gattone .

Erano anni che lavoravo con la mia amica, quattro almeno. Sempre disponibile ad ascoltarmi, sempre con me, soprattutto quando il mio ex mi lasciò.

Quelli furono giorni bui, pieni di desolazione e case da svuotare. E lei instancabilmente fu con me. Sembrava fosse pagata per quanto era presente, disponibile, dolce:

a selezionare abiti, smontare computer, imballare bicchieri. Con pazienza. Prese anche due giorni di ferie per il trasloco !

Lei era senz’altro con “I Buoni”. Era sempre dolce, comprensiva, una sorella. una presenza assidua e discreta, capace di ascoltare, di prestare attenzione. Ricordava tutto di quello che le dicevo. Un incrocio tra una sorellina ed una segretaria personale! Ero fortunata ad averla vicina.

Il Ragazzo era il mio bimbo che sa di miele ! Cosa sapevo di lui ? Tante cose belle, quelle che mi diceva, senz’altro, e quelle che sentivo, che permeavano dai suoi dialoghi scritti in chat e via telefonino, dalla sua presenza pulviscolare aeriforme e diffusa nella galassia, a soffiare incessante dolcezza verso di me.

Mi misi a ragionare, a riflettere sul puzzle di informazioni raccolte dal mio cervellino in merito a lui, per ricordarmelo, perché gli volevo bene.

No, lui non era tra “I Cattivi”. Non mi aveva fatto nulla di male, mai, anzi mi trasmetteva un senso di protezione. Mi domandava sempre come stavo, era premuroso, era anche venuto a trovarmi ed io lo avevo rifiutato.

Il gattone mi raggiunse sul divano, con il faccino di chi desidera un numero arretrato di coccole dalla padroncina. Visto che un mio pragmatico e molto occidentale mantra recita

‘Basarsi al minimo sui fatti noti per esprimere un parere’, ed io avevo brandelli di fatti ancora da analizzare, mi presi una pausa dal dolore e dalle attese e, tra fusa e scodinzolii,  iniziai a comporre il suo profilo,

cosi’ ..alla ‘C.S.I.’ !

IMAG1656-1Anzi più che il suo profilo iniziai a stilare la lista dei salti di sistema, di quei particolari che non tornano al primo blink, alla prima strizzata d’occhio, direbbe Malcolm Gladwell – il teorico del pensare senza pensare, un ammiratore delle risorse cerebrali inconsapevolmente a lavoro per spiare le sollecitazioni provenienti dal mondo esterno, in maggiore profondità, utilizzando ragionamenti ed algoritmi decisionali, remoti e primordiali, di cui non siamo coscienti – risorse pronte a sollecitare paura, diffidenza, distacco per ciò che appare contraddittorio o falso.

Ragiono sempre quando sono disperata, serve a proteggermi. Iniziai dagli elementi in mio possesso, dai particolari segni che mi facevano credere o non credere a lui.

La sua voce… era nella mia testa, dalla mattina alla sera ne serbavo un ricordo nitido, un tape avvolto nella mia mente – ottimo serbatoio di informazioni e di impressioni.

Vediamo: la voce era incline a dimostrare entusiasmi ed affetto. Parlava col sorrisone alla Jovanotti, per capirci. Ti incantava. Si’, proprio, ti incantava. Sapeva di pulito, sapeva di mare, di scherzi sulla spiaggia e brindisi in trattoria in ciabatte. Non sembrava di Milano, l’accento e soprattutto la brezza di mare che sentivi a parlarci… E vai, primo tag!

Amava molto Radio Deejay… E la house… Molto anni ’90. Come me, la mia eta’.

Prima di partire fu molto colpito dalla mia dedica di due canzoni Anni ’80. Come se avessero evocato un suo vissuto.

Partiva scontento, partiva senza voglia di andare. In uno stato d’animo di vulnerabilità  era colpito da una musica fuori-sync rispetto a quelle che dovevano essere i ricordi di un ragazzo degli anni ’90.  Poteva essere più’ grande di eta’? Beh, sarebbe stato l’ennesimo takkinator su web che mente sull’età ad una tipa. Magari sposato, con figli. O super fidanzato.

La voce da super giovane, inoltre, entrava in disaccordo con il panorama musicale che mi descriveva condividendo con me i link da Tu-Tubo.

Non conosceva Domani degli Articolo 31… non era un giovane degli anni ’90! Misi un secondo tag musicale su questi fatti.

Tempo prima gli dissi che amavo l’opera, piaceva aveva anche a lui. Il che stonava con quella voce giocherellona, con quelle canzoni di Ligabue. Lo vogliamo mettere un terzo tag? Agreed.

Pensai al suo lavoro. Era un architetto di gusto, conoscitore dell’arte, aveva visto progetti attuali che conoscevo, ne sapeva moltissimo di opere pubbliche in Italia ed all’Estero. Era un tipo che avrei ascoltato per ore. Un affabulatore: competente, voce sexy, assertivo … Il classico professionista posizionato, moderno, abbastanza navigato, molto sicuro di se’.

Eppure, non sapeva quasi nulla di Roma e dei suoi palazzi, o dei Fori romani. Lo reputai un fatto alquanto singolare.

“Laureato a Disneyland?” – pensai un giorno. Questo mio dubbio si meritava un quarto tag.

In piu’ era l’unico architetto italiano a non indossare una sciarpa vistosa, seppure con un mare di jeans e maglioni.

E poi, scusate, da quant’è  che gli architetti hanno la barca? Solo se ereditata da papa’ ingegneri, notai o commercialisti!

Decisamente quinto tag !

Aveva un telefonino che usciva sempre con numero sconosciuto e anche all’estero mi disse che mi avrebbe dato una scheda fatta a posta locale e dovevo pazientare. Sesto tag? Aggiudicato!

Il suo profilo social network senza foto fu la cosa che mi insospettì meno – tutto sommato mi aveva mandate due sue foto in chat privata. Questo tag diciamo lo misi in stand by.

La carta d’identità era la voce.

Ad un tratta isolai di nuovo mentalmente il ricordo della voce attorno a discorsi seri di azienda o di politica. Il timbro, l’atteggiamento razionale, adulto…

“Spalle larghe, ha questo qua”,  ti veniva da pensare a parlarci di roba seria, di scelte di vita, di orizzonti di ampio respiro.

Era certamente esperto in orizzonti.

Non poteva avere 37 anni, quasi 38. Oramai ne ero certa.

IMAG1493-1Domandina: la mia Amica che lo aveva incontrato, che bugie mi andava raccontando? Fosse stato più grande di età lo avrebbe notato, me lo avrebbe detto. Perché non dirmelo?

Lo conosceva ?!

Parli del diavolo… eccola in sms: “Lo svegliano domani, ossia tra 6 ore – ha reagito benone. Vedrai, starà bene. Sono a lavoro, ti abbraccio, stai serena”.

Gioia pura.

Misi i miei dubbi in un’area del cervello chiamata “Ci penso dopo, importante che sia vivo”.

Le risposi “Puo’ contattarmi? Non ho il suo numero !” – No answer.

Non chiamai in ufficio per sapere se lei fosse veramente li, per l’emozione. Si può’ essere più’ stupide di me?!

Telefonata ore 07:00 a.m. GMT+1, la sua ora, il mio risveglio.

“Amore, ciao, sono io.”

[Amore?]

“Sei tu! Oh mio Dio! Come stai! Stai bene?” …”Amore!”  – lo dico anche io…

“Si’, ora si’, ti sarai preoccupata ! Scusami. Ho avuto un incidente di macchina.”

Devo sedermi – no, sono già  sul letto. Mille effusioni, racconti di ecografie, di ospedali, di incidente stradale, ma ora era tutto sotto controllo. Non sapevo dove fosse, ma confermo’ che era in Sud Est Asiatico.

Lui mi disse che era con suoi amici, che lo avevano trasportato in un ospedale consigliato dalla Farnesina.

Poteva stare poco al telefono perché aveva dolore e non aveva molto credito (?). Passammo in chat.

Molto Amore. Molta tenerezza, in attesa anche lui di sapere il decorso del trauma subito e i tempi di rimpatrio.

Zero tag su questo: il flusso dei sentimenti scorreva puro come un mare dorato di emozioni.

Ci eravamo messi li’ vicini a tenerci per mano, su un letto d’ospedale, e ce l’avevamo fatta. Io ero il suo miracolo, lui era il mio ragazzo di miele stupendo.

Ero molto felice. Aveva sentito il filo indistruttibile, fu lui a parlarmene. A dirmi che lo avevo salvato, tenendolo a se’. A dire che ricordava di dover vivere perché’ esistevo io.

A dirmi che non mi avrebbe mai mollata. Mai. E che ho fatto bene a non pensarlo mai, perché nel silenzio ero nella sua mente.

Invasa da ricordi della serie tv 24 e dal C.S.I. life style, e cosciente delle avventure di Italiani all’estero che si spostano in aree orientali per lavoro, scrissi senza riflettere

“Non so tu, ma mi sentirei più serena nel saperti armato fino ai denti ! Ahahaha!” –  Volevo ridere!

Capito? AHAHAH!

– No answer – E manco una risata! O un’icona!

L’architetto Jovanotti “peace and love” del mio risveglio mattutino avrebbe puntualizzato che “le armi sono una cosa brutta, non servono e non ci sono problemi”.

Non lo disse. Non disse un bel nulla. E visto che ero in buona gli misi un bel settimo tag !

Da quella mattinata erano trascorsi cinque giorni ed il tempo si era fermato. Mi disse che c’erano i medici che dovevano visitarlo ed era ora di provare a mangiare cose liquide.

“A domani Amore, ma posso continuare a svegliarti, o mi cacci via, che ti ho fatta star male?”

[Amore?]

Puoi fare quello che vuoi, finché respiri li’ dove siamo insieme.

“Si certo, ho bisogno di sentirti, non ho il tuo numero peraltro.” – Non era il momento ora di torturarci con dubbi ed incertezze.

Eravamo una giovane piantina da curare, non potevamo prenderci a vangate da subito. Mancavano elementi per il dialogo ed occasioni per parlare in pace.

Comunque, era vivo. E cercava me.

Tutto bello.

Vado per accendere l’Ipad.

Dov’è? In ufficio ? No, …l’ho riportato ieri a casa. In camera da letto? No non c’era, in borsa, non c’era.

Cacchio, non c’era!

Il gatto non mi mollava. Lo seguii. Verso la finestra del bagno. Aperta. Oh, no…

In casa non mancava nulla. Disperazione, ergo razionalità: scusate ma un ladro entra dal bagno, ruba un Ipad a casa mia e non prende altro?

Pallina Bianca, ma perché rubare un Ipad a me, per le mie foto del blog o delle scarpe ?

– Quando ci si muove nell’ambiguità si fa il gioco di qualcun’altro –

Fu questo il mio retro pensiero appena caddi esausta sulla sedia della cucina –

Non e’ che sapessi più cosa pensare. Cercai la mia Amica, ma ovviamente no answer. Di quell’altro non avevo il numero.

Commissariato per la denuncia? Blink: no way!

Che dicevo poc’anzi? Amavo tutti, il Mio Ragazzo, la mia Amica. Alla fine dell’analisi restavano due fatti: il Ragazzo provava qualcosa di reale per me, al risveglio mi aveva chiamata subito, e la mia Amica sapeva di lui, non mi chiamava più, e forse mentiva spudoratamente.

Blink: 1 a 0 per lui?!

Per chi puntavo? Su chi continuare a puntare?

Sul Cuore, Rosso, ovviamente, Paro, ovviamente. E su un telefonino nuovo, uno smartphone tascabile che non mi mollasse più, super super personale, esclusivo, da scagliare contro “Il Cattivo” che non sapevo dov’era, chi era, ma c’era. O meglio, per ora di cattivo ne vedevo solo uno: il gattone aveva visto la sua lettiera in disordine a causa del ladro e stava arrabbiatissimo pure lui. Ffffhh!

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