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Pallina bianca, gettami ancora sulla mia onda.

Marsa AlamDa piccolo fai il bagno al mare.

Alla fine di una corsa, per 1 o 2 secondi attendi l’onda. Eccitato poi va diritto verso il tuo obiettivo. Ti tuffi.

Affannato, ti getti nell’onda, ti lasci travolgere, sollevare, bagnare completamente, dalla schiuma, dal sale, da quella scalmanata immersione, ingenua.

Da anni non pensavo più’ alla mia vita come ad una corsa verso quell’onda. Verso un obiettivo, al netto del vento, della temperatura della sabbia, della folla di bagnanti, dei bambini a riva.

Da bambina correvo togliendomi gli abiti in corsa verso il primo tuffo estivo. Dal quale emergeva una nuova me. Non ridevo mai, ma al mare, al mare si’, avrei potuto dormirci in spiaggia, e non tornare più’ a casa. A vedere il mare, gigantesco e silenzioso, l’unico capace di contenerci tutti.

*   *   *

Alla comunicazione dell’incidente seguono quattro giorni di buio.

Dolorosi. Di preghiere e rivisitazione del passato, ora dopo ora.

Faticosissimi, come quando a fine serata leggi scorrere i titoli di coda del tuo programma preferito: provi a stargli dietro, ma non ce la fai. Sei a pezzi !
Io aggrappata al ricordo della voce che suonava nella mia mente le sue quotidiane overture “ciao amore” – “buongiorno”… La mia amica a inviarmi sms,  i bollettini medici in presa diretta.  Avevo deciso di non insistere nel chiamarla. Infatti, ricevevo informazioni utili a farmi capire che mai sarei potuta partire, come:

“Se tu andassi lì, negherebbero che è lì”.

Boh – pensavo.
Io ero fuori dal pianeta terra. Poco contava dove mi avessero fatto entrare e dove no. Negare che una persona sia in un letto di ospedale era un rischio anomalo.

Roba da telefilm americani! – pensavo. Capii allora che potevo provocare un pericolo compiendo mosse affrettate e … contattando, posseduta dal demonio, l’Ufficio della Farnesina !

Il flipper aveva finito le monetine. Riflettevo tirando il filo rosso della mia esistenza da un capo, e all’altro capo tiravo forte a me quel tipo che inspiegabilmente appellavo il mio ragazzo.

L’ outlier in statistica è l’evento che si svolge fornendo un risultato al di fuori della curva di regressione. La curva segna il set di eventi che bene o male rappresentano un fenomeno e si svolgono come se tutti avvenissero allo stesso modo. Quell’evento in coda ai fenomeni regolari è li  a ricordarci che il salto di sistema esiste, che tutto va come atteso seppure, svolgendo molteplici volte lo stesso evento, una ripetizione potrebbe fornire un esito diverso.

Outlier

Per lo stesso esperimento, esistono risposte differenti. A volte capita.

Come aprire una conversazione in una chat:

trovi quella persona della foto nel 98% dei casi ma in altri casi non sai chi incontri o in che cosa ti imbatti.

L’outlier è lì a dimostrare che Dio esiste. La biforcazione è sempre possibile, e l’uomo non può nulla da un certo punto in poi. Se intende controllare o riprodurre un evento reale deve fare i conti con l’indeterminato.

Ecco, io mi sono sempre sentita come un outlier della mia popolazione di amici, parenti e colleghi.

Ero il dato lontano dal campione. Avevo due chance: perseverare e rafforzare la mia diversità’ o fuggirla e non fidarmi di me stessa.

Cosa ho scelto? Nulla. Sto bene, grazie. Sono come tutti voi. Il resto… sotto al tappeto, please.

Così era  iniziata l’avventura: stando da una parte a vivere sotto traccia, senza fidarmi troppo di me stessa, in coda come un piccolo evento singolo senza significato, aberrante della realtà. Alla ricerca di un ideale, di un bene supremo, il quale potesse legittimare la mia ingiustificata essenza.

Accendere il pc è come uscire dalla porta di casa: non sai come sarai al rientro e se rientrerai ed in quale caso. La porta aperta genera la mutazione delle condizioni al contorno.

*   *   *

Non so bene perché quando si diventa grandi gettarsi nella propria onda diventa un gesto epico, atteso e coraggioso, mentre da bambini non lo e’ affatto.cote01 azur

Non so perché’ si abbandona quell’obiettivo interiore peculiare unico, che rigenera ogni volta che lo si compie, e si comincia a guardare agli altri bagnanti, alla temperatura della sabbia, alle pesche da comperare per pranzo, a indossare il costume alla moda.

Eppure ad un certo punto avevo abbandonato l’onda. Ma di nuovo sentivo la brezza che la preannunciava. Il nostro vento a riva.

Mi stavo dirigendo verso una nuova possibile era, nella quale iniziavo a percepire una nuova possibile me, la sensazione della persona che non e’ più’ sola, ma e’ se stessa, in due.

Eppure con una certa urgenza, nuovi interrogativi chiedevano risposta.

Il ragazzo sopravviverà? E come?

Perché due persone si incontrano e si trovano – ad un certo punto ed in quel punto ?

È la pallina che gira o uno dei due almeno sa esattamente cosa sta facendo ?

… Ero controllata ?

E poi io in tutto sto casino, ma che c’entravo? Perché’ tutto questo era diventato affar mio?

 

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