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Pallina bianca, ma e’ vero lui o e’ pagato da papa’ per rendermi felice?

PIC_0006 Rientravo in casa la sera stessa ed il gatto era placidamente sulle mie gambe. Russava come un Cristiano…
Gatto mio, quanto mangi… si nota dal fatto che pallonzoli ma anche da quanto russi!
Era il momento della telefonata promessa. La terra promessa, il mondo diverso, brandelli di memoria e di saggezza POP.
Quell’attesa del cinema, della necessità di chiudere. Volevo solamente parlare con il ragazzo della chat, per interrompere la sofferenza che gli stavo provocando, forse maggiore di quanto non mi accorgessi io stessa.

A chi vede il sistema di comunicazione delle chat come una semplice distrazione o diavoleria moderna, sembra banale attendere che una voce si rivolga solamente a te, in esclusiva.
In effetti seppur a distanza, stavamo costruendo un rapporto in cui ci capivamo più che a vederci dal vivo.
Lo chiamai come pattuito, fortunatamente per entrambi, e fu sorprendente scoprirsi sotto l’effetto della stessa droga d’amore.
Dialogammo a lungo ed in pace. Io avevo deciso: solo cose belle. Fine delle agonie d’amore altrui, delle ansie di altri, dell’adattarsi. Avevo il mio tempo, oramai, il mio ritmo direi, conoscevo una musica nuova, volevo restare in pista per quel lento che era tutto mio.
Avevo voltato pagina. Totalmente. Insperatamente e …rapidamente.
“La vita alla nostra età può cambiare in un mese”, mi diceva un amico mesi fa. Non ci credevo, ora mi sembra così vera quella frase.

È un incontro fisico nell’etere, il nostro. E’ un ossimoro, lo so.

Se chiudiamo gli occhi, ad ogni modo, sentiamo le nostre mani che si toccano.
opera on seaTanto che da vera scema gli dico “Ma tu…. Sei vero? Non è che ti ha mandato mio papà per rendermi sorridente, finalmente dopo anni che sono sola?” –
“No, bambina è gratis, goditela, è tutto vero!” e poi ridendo aggiunge “Certo di fantasia ne hai!”

Sto per partire per lavoro, una settimana a Londra.
Lui sta per andare non proprio da quelle parti, a Singapore, tra due giorni partirà per due settimane.
Parliamo dei viaggi, del ritorno, del nostro incontrarci, finalmente.
Eh sì, perché lui ha ripreso il treno, abbiamo perso l’occasione, ed ora e’ a casa sua.
Facciamo ancora i vaghi sul fatto che ci mancheremo. Tutto sommato non ci siamo mai visti, due settimane cosa cambieranno, mi dico.
Mh. All’idea della partenza il sistema si impalla di nuovo e le nostre password non funzionano.
Gatta ci cova? Gatto, che ne pensi? Facciamo bene a partire? La risposta del gatto sta nel suo salire sulla poltrona e infilarsi sotto la coperta, come a dire “Ma come vi va’! Si sta tanto bene a casa!”. Il mio gatto non e’ europeista, mi pare chiaro, e nemmeno globalizzato.
Siamo oramai d’accordo sul fatto che è il caso che ci incontriamo. Pochi giorni prima era prematuro, ora comincia ad avere un senso. Ora i nostri nomi sono nel calendario della giornata e del quotidiano. Siamo entrambi più sicuri del fatto che ciò che abbiamo potrebbe avere senso oltre l’etere.

Ci si può innamorare di una voce, forse, ma io volevo innamorarmi di quel mondo che mi proponeva serenamente.
Volevo innamorarmi di quell’anima e capire dove è che avevo posteggiata la mia per tutti quei mesi.

Lui ha smesso di farsi domande, mi chiama Amore, e non si domanda nemmeno più se abbia un senso quello che sta accadendo.
Se e’ un sogno, non svegliatemi.

La mia amica manda sms, vuol sapere che succede. La avviso del fatto che ho lasciato per sempre l’”ex”. Ricevo in cambio l’icona di un sorriso. Lei ci tiene che io metta la testa altrove.
Le racconto che siamo partiti, siamo uno nelle mani dell’altra.
Vogliamo entrambi tornare a casa la sera e trovarci sul divano (del gatto!).
Lei è incredula “Non è che correte troppo?”. Boh, forse sì, razionalmente, ma la ragione mi aveva già giocato un brutto scherzo.

Stavamo sull’orlo dell’innamoramento totale. Deflagrati dal sentimento, persi nell’etere delle nuvolette rosa. A me piaceva tutto questo. Ero quasi in pace.

PALLINA, io non vorrei puntare più,
io starei… Si può vero? No!
Lo sapevo…

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