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Pallina bianca, puliamo casa e schiena dritta.

Il capitolo conclusivo del report della mia amica, declamato davanti al nostro Negroni al bar, recita:

“È un figo assurdo. Ma non solo, è pure un tipo in gamba.”

Quando diciamo che è un figo, diciamo già molto, ma in sintesi stavano per uscire dalla mia vita: un bel sorriso, un bel ragazzo, alto, ben vestito, di cultura. Tutto cio’ a corredo del link mentale ed emotivo che già conosco e che avevamo costruito via etere.
La raccomandazione conclusiva della mia amica è lapidaria e condensata in:

“Se per quell’altro ti fai sfuggire uno così, sei scema, ma scema col botto.”

La mia amica  la stimo e mi conosce bene anche, e può immaginare meglio di altri cosa sia buono per me. Infatti, la uso come secondo cervello quando il mio non funziona.
Mentre bevo, penso  (?) ad alcune frasi del bambino di miele in merito al futuro, al guardare avanti. Mi incammino verso casa, fa freddo, e io penso. Due Negroni aiutano nei pomeriggi di inverno e confusione di cuore. Non più di due però!
Entro in casa, sfilo il mio cappotto meraviglioso.

Depongo sul divano le armi puntate verso me stessa. Calo le carte sul mio tavolino da gioco non appena finisco di rivedere il film delle ultime tre settimane di etere e di real life. La matassa degli altri proposta dall'”ex” appare non solo difficile da approcciare ma soprattutto non mi riguarda più.
Da giorni mi muovo inconsapevole altrove rispetto al mio passato.
Ed inoltre ma soprattutto: quel sorriso dolce mi manca da morire.

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Do da mangiare al gatto, in cucina. Quanto mangia, sto gatto, mi dico e penso “Desidero lui, ma lui desidera me, ancora?”. Penso parlando, il gatto mentre mastica punta il muso umido verso il mio telefonino.
Ora, ogni gatto ha il suo divano, si sa, ma che il gatto abbia coscienza dell’uso appropriato del mio telefonino, appare incredibile!

Sospinta da quell’istinto felino espresso in conto terzi, lo chiamo.

L’Imperatore tedesco a Canossa, mi fa un baffo a me.

Mi sento la femmina del verme, pure con la mela.
Prima di tutto, scarico con discrezione il contatore delle ansietà accumulate nel non averlo sentito da mezza giornata buona. Non credo sia semplice chat addiction. Ho proprio voglia che mi sorrida.
Mi parla della mia amica, si stanno simpatici. Lui e’ disinvolto e …tremendamente vicino. E’ in città.
Confesso umilmente che vorrei ancora continuare a tenere le sue mani. Risponde alla mia richiesta, dolce, lo vorrebbe. Come dice la canzone, Non dire no. E’ un tipo in gamba però, e cala l’asso. Mi domanda una cosuccia…:

“Rispondi ancora al citofono? Perché io da un po’ ho fatto piazza pulita. Non vorrei avere sorprese in giro”.

Cavolo stavo per dirgli di incontrarci. Anzi, stavo morendo dalla voglia di incontrarci. Rispondo, super vaga “Non lo incontro da qualche giorno. Non vorrei trattare argomenti al telefono così delicati con lui”. Segue breve silent of the lambs. Risoluto ma dolce incalza “Non vuol dire che non lo rincontrerai, allora.”
No, infatti non vuole dire.

Quanto sono idiota. Sgancio d’istinto la verita’ che fa male: “Stasera lo incontro ad un cinema con altri amici e volutamente, dato che c’è gente, non gli parlo, ma nemmeno lo ospitò in casa.” E pattuisco: “Poiché a te ci tengo, finito il cinema ti chiamo. Data la situazione confusa, ritengo non sia ancora il caso di incontrarci.”

skizz fabrianoCredo di aver regalato al ragazzino una serata di apprensione pura, la ciliegina sulla torta del nostro non incontro e della mia confusione palesata isotropamente in ogni direzione, senza ritegno.

Non mi pento, ci vogliono trasparenza e sincerità per partire col piede giusto.

Difficile come previsto l’incontro con l'”ex”, dallo sguardo nel quasi nulla e con una faccia da 2 ore di sonno, ma sempre ben tenuto. Si vedeva che soffriva, per il suo recente passato, si vedeva che non era pronto a mettersi di fronte al suo presente, ossia un ulteriore ‘passato fallito’. Che brutta sensazione doveva provare. Lo conoscevo da vicino quel tipo di avvilimento.

“Canossa me la merito”, pensai.

Non ne potevo più di queste storie senza esito, senza stabilità, senza che l’altro fosse puntato su di me in esclusiva.

Tutti tornano, ma non si sa mai cosa si ritrova nel ritornare.

Non era tempo per il due rosso. Ma la ruota stava per iniziare il giro piu’ vorticoso,

ed il bello, ne ero oramai certa, doveva ancora venire.

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