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Pallina bianca, vai sul rosso o sul nero?

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A volte te ne stai semplicemente da una parte buona buona a vivere la tua vita.
Significa, a leccarti le ferite, a vivere la corsa verso la tua occasione, a lavorare,
Senza aspettarti di più di quanto non hai già avuto.

A quel tipo o a tale tipa, sei rassegnata a non pensarci più. È irrealizzabile.

Un bel giorno trovi chissà come la tua buona ragione, la persona con cui intravedi un orizzonte.
E cominci a sentire che puoi farcela di nuovo,
a sognare,
E che la vita ti può sorridere, ancora,
Che non è stato tempo perso, la sofferenza è servita a prendere meglio la mira, questa volta.

La vita è proprio quella pallina bianca che corre, saltella e rotola tra numeri bianchi e neri della roulette.
Hai tirato il fiato ma il passato vuol tornare a bussare alla tua porta.
L’ex si fa vivo, stavolta in un mare di lacrime, porta con sé tutta la matassa aggrovigliata dei sui sbagli commessi, e non vede l’ora di sbrogliarla con te – tanto lo sa che ci sei.

La tentazione, la voglia di riprovarci, la curiosità, un sentimento di reburning, senti tutto il positivo della situazione.
Ora tu puoi esserci, ora puoi rifarti, ora puoi aiutare. Metterti in luce. Lasciarti amare, avere.
Non essere più lasciato.

Dimenticare di esserlo stato.

Senti un battito di cuore familiare. Desideri un ritorno in cui accadano tutte le cose percepite come sospese tra voi.

“Sono io”-
“Sali” –
“Ok.”

!Bum!

Accade tutto in… un’ora. Tutti quegli anni, sola, non li senti più.

Ti alzi, vai in bagno, poi in cucina, apri il frigo.
Senti arrivare dalla stanza da letto una richiesta, la sua frase tipica, il segnale che di là c’è proprio quella persona. Ce l’hai fatta: nell’intimità, nel vivere quotidiano, che è quello che conta davvero, è di nuovo tua. Pfiu…. Che fortuna… ?!
Che c’è… il comando non risponde… ground control…
Quel segnale è una password non riconosciuta.
Non sono serena come dovrei.
Non è possibile.
Ma che è successo?

No problem, tra un po’ lo vedrai. Ti calmi. La pallina bianca fa sì che sia un giorno infrasettimanale ed è tempo di andare a lavorare.
Baci, bacetti, rapidi segni di affetto, coccole, piumino e tanti ciao-ciao stellina mia a dopo. Mi chiami?-Ti chiamo.

Tram, a piedi, tesserino. Ascensore.
Entri in ufficio, saluti, lettere, soprabito, pc. Procedura on, sei avviata.
Fissi il monitor.
Cosa è successo, dove sono, ieri che ho fatto. Ah! Sì! Che bello!
Sono in pista. Boh, va beh. Email.

Oh, ma… il tipo? Quello nuovo dico? Nessun messaggio? Niente di niente.
Fammi cercare bene.

Caffè? Tra poco, scusate.

“Icona sorrisone. Buongiorno orsacchiottina. Dormito bene?”

Il sole ti illumina da dentro le ossa.
Un odore di miele.
Una brezza dal mare in un giorno caldo.
Una rosa, gli aromi del tea.

Sembri posseduta da quell’assenza di problemi antichi,
Quella tabula rasa, quell’orizzonte limpido, salmastro e dolce verso cui veleggiavi,
Con lui, l’I-Pad, in un week-end da zingari ad ascoltare le vostre canzoni nuove.

Non sei in ufficio, hai in mano un prosecco.

! Password inserita.

È la stessa di ieri pomeriggio.
Il sangue circola allo stesso modo.

Stanotte ti chiedi se fossi sempre tu.

E adesso?

Adesso la pallina è sullo zero.

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